La voce di Naro

Halloween Party 2014

Tenebrosa, coinvolgente, misteriosa, elettrizzante, spettrale, seduttiva, magica, … Quanti altri aggettivi si potrebbero aggiungere per definire la festa di Halloween? Una cosa è certa: lo spirito di Halloween è contagioso. Forse per questo motivo oggi la Festa di Halloween è una della celebrazioni più sentite e diffuse in tutto il mondo, particolarmente in Inghilterra dove è nata.

Da quando è nata, Halloween ha aiutato gli uomini a stimolare la loro creatività, a familiarizzare con le loro paure, a guardare la realtà da un altro punto di vista. Per i Celti Halloween era un modo per salutare l’arrivo dell’inverno. Per la Chiesa delle origini era la vigilia di Ognissanti (All Hallows Eve). Nell’America dell’emigrazione Halloween è stata la prima festa multietnica e popolare. Dagli anni cinquanta è diventata la festa dei bambini e del simpatico motto Dolcetto o scherzetto? (Trick or treat?). Negli ultimi anni la notte del 31 ottobre viene celebrata come festa fantasy: una sorta di irriverente carnevale macabro. Oggi Halloween si può considerare a tutti gli effetti una festa globalizzata, con tanti modi diversi di essere celebrata nelle diverse parti del mondo.

PER QUESTA RAGIONE ANCHE A NARO QUEST'ANNO SI CELEBRA LA FESTA PIU' INQUIETANTE E ALLO STESSO TEMPO DIVERTENTE DELL'ANNO, VI INVITIAMO A PARTECIPARE AL HALLOWEEN PARTY PIU' COOL  NELLA MAGNIFICA LOCATION DI COSCIO DI BADIA LA NOTTE DEL 31|10|2014 ALLE ORE 22.30.

G. Gallo

 

 

Se questo è un cane

Domenica sera d’estate… caldo, umidità, noia. Che fare? Chiami qualche amico, auto, aria condizionata a palla: direzione San Leone. Quattro chiacchiere, visi dorati dal primo sole, musica. E tu che cerchi di distrarti, di non guardare la strada… perché quando la tua coscienza è a quattro zampe, sai già cosa ti aspetta. E infatti li vedi, sono lì: due, quattro, sette, dieci cani randagi nel giro di poche centinaia di metri. Assetati, alcuni visibilmente malati, si trascinano con i loro occhi tristi per le vie del paese, in cerca di qualche avanzo da frugare nei sacchetti caduti dai cassonetti stracolmi dal sabato.

Ma è lungo la statale che inizia il peggio, la tragica conta: ad ogni cartone sul ciglio della strada, ad ogni mucchio informe che avvisti in lontananza, il tuo cuore sussulta: “no, era solo una vecchia maglietta” “Ah,meno male! E’ un volantino…” “Questo no, questo… era un cane…” .

E arrivi a destinazione con un bilancio sempre in negativo, con un numero che ti ossessiona, con le immagini di tanti, troppi corpi straziati, giudicati indegni persino di un mucchio di terra che possa accogliere il loro eterno riposo. Anime vaganti, abbandonate al loro destino; alcuni ancora con un pezzo di corda penzolante, altri a cui si contano le costole, altri investiti e lasciati, quando va bene,  sul ciglio della strada a marcire sotto la pioggia o il sole cocente.  Anime che hanno conosciuto solo fame e sofferenza,  morte senza aver mai provato il calore di una carezza; avvelenati, lasciati a perire di stenti e di malattia senza che nessuno si curi di loro. Come fossero invisibili. Come fossero solo un peso, un fastidio:  anime che hanno vissuto il loro inferno sulla terra. E questa nostra terra di Sicilia bella e dannata, così come tutto il Sud Italia purtroppo, è per i quattro zampe un inferno a tutti gli effetti.

Stando alle stime del Dipartimento Attività Sanitarie ed Osservatorio Epidemiologico, sono circa 700.000 ed in costante aumento, i cani randagi in Sicilia. I dati del Ministero della Salute , “aggiornati” al giugno 2011, annoverano 34 stutture regionali adibite al ricovero e alla cura dei randagi: di queste, 13 sono canili sanitari, in cui gli animali vengono curati da patologie, sterilizzati e poi reimmessi nel territorio o affidati ad una delle 21 strutture rifugio. Sempre dai dati del Ministero, si stima siano poco meno di 8000 i cani detenuti nei canili. Alcuni di questi balzano al disonore delle cronache per essere dei veri e propri lager, in cui i poveri animali sono rinchiusi solo per lucrare sui finanziamenti, senza i minimi requisiti sanitari. A queste strutture ufficiali, vanno aggiunti i 77 rifugi (dati GURS) allestiti da un esercito di volontari che, organizzati in associazioni ed enti, giorno e notte con le loro sole risorse, lottano per dare a questi animali sfortunati, la dignità di esseri viventi . Questi ragazzi fanno più di quel che possono, data la quasi totale assenza delle istituzioni: ricevono quotidianamente segnalazioni di animali feriti, malati, maltrattati; li recuperano, spesso con molta fatica, provvedono alle loro cure, realizzando a volte dei veri e propri  miracoli e, grazie alla rete di contatti in tutta Italia, riescono quasi sempre a dar loro una sistemazione nell’attesa della tanto agognata adozione. Sommersi dai debiti per le spese alimentari e veterinarie (interventi chirurgici, vaccinazioni, antiparassitari, farmaci salvavita) si sovvenzionano con i loro stipendi, con lotterie, cene di beneficenza, collette di cibo e farmaci o attraverso il 5x1000 sulla dichiarazione dei redditi, contando quindi  sull’appoggio del crescente popolo degli animalisti.

Eppure la legge nazionale 14 del 1991, obbliga i Comuni a prendersi carico degli animali vaganti sul loro territorio. In particolare, la legge regionale n. 15 del 3 luglio-2000 sancisce l’obbligo dell’istituzione di un anagrafe canina e stabilisce le norme in materia di tutela degli animali, prevenzione del randagismo e le relative sanzioni. Sempre la stessa legge attribuisce ai Comuni le competenze circa la cattura degli animali vaganti (che sono considerati di proprietà del Sindaco), il loro mantenimento e la costruzione e gestione delle strutture di accoglienza. Alle AA.SS.PP. spetta invece l’obbligo di gestire l’anagrafe canina attraverso l’identificazione dei cani di proprietà e non, l’applicazione di un microchip e l’erogazione delle prestazioni sanitarie, ossia la cura delle eventuali patologie da cui sono affetti e la sterilizzazione.

Nonostante il quadro normativo sia quindi più che completo, il fenomeno del randagismo non accenna a diminuire e assume anzi dimensioni via via più preoccupanti. Questo a causa di un insieme di fattori: il non rispetto delle leggi, la mancanza di effettivi controlli e sanzioni, la riduzione dei fondi stanziati dallo Stato in questo ambito, la non sterilizzazione, che si traduce in un costante aumento della popolazione canina e dei conseguenti abbandoni e ultimo, ma forse il più importante, la mancanza di una coscienza animale.  È infatti ancora troppo comune la concezione sociale che gli animali siano esseri inferiori e come tali non degni di rispetto, di cure, di tutela e sempre più spesso fatti bersaglio di maltrattamenti e violenze, alla mercé di moderni “giustizieri della notte” che disseminano le strade di bocconi avvelenati.

Molti tra i grandi della storia consideravano gli animali al pari degli uomini: il primo di essi fu sicuramente San Francesco, Plutarco, poi Leonardo da Vinci, Emile Zola, Giovanni Paolo II attribuì loro un’anima che alla morte viene accolta in Paradiso. E ancora Albert Einstein, Tolstoj, Bach, il Dalai Lama.

E se, come diceva Ghandi “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” allora… siamo purtroppo ben lontani dall’essere una grande nazione.

Cosa fare dunque? Bisogna partire dall’educare i bambini al rispetto degli animali, nelle famiglie e nelle scuole; sensibilizzare i cittadini sull’importanza della sterilizzazione come pilastro della lotta al randagismo, valorizzare gli animali quale “bene comune” e non vederli come “problema da eliminare”. E bisogna che chi deve, si assuma le proprie responsabilità: i Comuni devono inserire  e soprattutto realizzare nella loro azione  amministrativa, programmi mirati al contrasto del randagismo affinché questa piaga  possa iniziare a guarire. Dal canto nostro speriamo che, la nuova amministrazione, agisca rapidamente e fattivamente in questa direzione perché, dare ricovero e sostegno agli animali è segno di cultura e civiltà. E sicuramente anche questo aspetto, contribuirebbe a gettare le basi della tanto decantata e sospiratarinascita.

Lina Iacona

 

L’IgNaro si unisce all’appello degli animalisti affinché, con la stagione estiva, non cresca il numero degli abbandoni.

Il cane Hope, uno dei tanti randagi vaganti che alcuni ragazzi di Naro insieme all’OIPA ha tentato di salvare da una grave malattia e a cui, dopo la morte, è stato dedicato il rifugio dell’OIPA Agrigento.

 

Un canile lager

 

Alcuni dei circa 200 cani ospitati nel rifugio dell’Associazione Animalista Aronne ad Agrigento.

Il siciliano

Luoghi comuni: occhi scuri, pelle scura, non molto alto, capelli neri e molto mossi, forte accento dialettale, infido, marpione, geloso, sangue arabo, mafioso…!

Profondo sud d’Italia, isola circondata di azzurro, sole, mare, storia a piene mani, contesa e vilipesa; greca, cartaginese, romana, araba e normanna, ai piedi di Mongibello tutto il calore del vulcano nelle vene.

Chiunque sconosce la Sicilia, sconosce i siciliani, chiunque arriva in questo triangolo di meraviglie naturali e storiche, con la convinzione che tutti i siciliani sono mafiosi e omertosi, beh si sbaglia e di grosso.

Il siciliano, attaccato alla sua terra, alle sue tradizioni alla sua storia, alla sua cultura è una persona speciale, non c’è un luogo comune per descrivere un siciliano, bisogna conoscerne l’animo, il calore, la passione, il senso dell’onore (e non quello legato alla mafia), l’orgoglio e il rispetto.

Il siciliano è il suo sole, il suo mare, la sua terra, il suo dialetto, è un miscuglio di razze e delle razze ha nel sangue il sapore delle arance, dell’olio, l’odore della zagara, del gelsomino e dei mandorli in fiore.

Profondamente religioso, mescola sacro e profano nelle sue sagre paesane, legato indissolubilmente ai suoi santi protettori considerati padri e madri, intoccabili icone di una religione vissuta come una parte fondamentale della vita.

Da Palermo ad Agrigento, da Messina a Trapani diverse inflessioni dialettali ma un unico sentimento che ha le radici nel suo mare e nella sua terra.

Chiedi a un siciliano una informazione ti racconta una storia, chiedi un indirizzo ti ci porta, dopo avere scambiato venti parole sei un amico e scatta il rispetto, non solo il suo verso di te ma anche quello degli altri, l’ospitalità in questa terra è davvero sacra!

La mafia c’è…! innegabilmente e tragicamente, questa terra è legata a questa forma di cultura negativa, ma ci sono i due aspetti del vivere la mafia, la sottocultura e l’ignoranza da sempre terreno fertile per il raccolto della manodopera, i “soldati” armati e debitamente insensibili e c’è chi la mafia la combatte, chi vuole riscattare la sua terra, vuole ripulirla, renderla libera! Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino, Saetta, Grassi, e tutti gli uomini delle scorte sacrificati che hanno lasciato il loro sangue sulla strada della legalità ecco questo è il vero siciliano! No, non tutti quelli che abitano quest’isola, pur essendoci nati lo sono, ma c’è chi davvero ama la sua terra al punto da dare la vita per renderla libera perché il mondo la veda con gli occhi di un siciliano vero,  per quello che è: un paradiso di meraviglie!

Nicolò Vaccaro

Naro, petizione indirizzata al Sindaco

E' in atto una petizione formale indirizzata al Sig. Sindaco del Comune di Naro, chiedendo la sistemazione immediata delle nostre strade già da tempo disastrate.

Le strade di Naro (se vogliamo così chiamarle!!!) sono piene di fossi, avvallamenti, sanpietrini volati via in quanto non adeguati alla grossa mole di traffico; le strade sdrucciolevoli: insomma un vero e proprio disastro. Ebbene, il nostro Sindaco cosa pensa di fare per la pessima manutenzione delle nostre strade?

I firmatari della petizione chiedono al Sindaco di Naro la riqualificazione di tutte le strade disastrate. La presente, servirà anche come input al Sindaco per accedere ai quei fondi che aiuteranno la riqualificazione delle nostre strade.

Le strade infatti (lo dimostrano le foto, che i firmatari della petizione hanno allegato e ci hanno inviato) sono completamente sconnesse, piene di buche e avvallamenti.

Migliorare l'aspetto estetico di una Città Barocca come Naro è basilare. Le firme saranno protocollate in Municipio. La petizione è indirizzata al Sindaco di Naro.

Non è il caso di considerare la presente petizione come una provocazione al Sindaco, perché di provocatorio non c'è assolutamente nulla. Ritengo quest'azione piuttosto un dovere. 

 

Questo è il link per firmare

http://www.avaaz.org/it/petition/NARO_strade_disastrate/

Giovanni Verde

 

 

 

Inviaci le tue foto 

http://www.lignaro.com/index.php?option=com_foxcontact&view=foxcontact&Itemid=720



 

NARO, CENTRO STORICO

Verranno abbattute nei prossimi giorni altre quattordici case nel nostro centro storico, dopo quelle già abbattute nei mesi scorsi. Andando avanti così verrà costruito un deserto accanto al Castello ed al Vecchio Duomo, dove forse erigere altri cubi chiamate scuole come in Via Dante (la strada dei Grandi Monasteri), negli anni cinquanta.
Tutto ciò avviene nella indifferenza generale: Nessuno si chiede quale destino urbanistico deve avere il nostro Centro Storico.
Ma la nostra Amministrazione Pubblica a che cosa si interessa, se tutto ciò avviene nel silenzio generale?

Lillo Cremona

l'igNaro - il giornale di Naro

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S.O.S. CHICO

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