Se questo è un cane

Domenica sera d’estate… caldo, umidità, noia. Che fare? Chiami qualche amico, auto, aria condizionata a palla: direzione San Leone. Quattro chiacchiere, visi dorati dal primo sole, musica. E tu che cerchi di distrarti, di non guardare la strada… perché quando la tua coscienza è a quattro zampe, sai già cosa ti aspetta. E infatti li vedi, sono lì: due, quattro, sette, dieci cani randagi nel giro di poche centinaia di metri. Assetati, alcuni visibilmente malati, si trascinano con i loro occhi tristi per le vie del paese, in cerca di qualche avanzo da frugare nei sacchetti caduti dai cassonetti stracolmi dal sabato.

Ma è lungo la statale che inizia il peggio, la tragica conta: ad ogni cartone sul ciglio della strada, ad ogni mucchio informe che avvisti in lontananza, il tuo cuore sussulta: “no, era solo una vecchia maglietta” “Ah,meno male! E’ un volantino…” “Questo no, questo… era un cane…” .

E arrivi a destinazione con un bilancio sempre in negativo, con un numero che ti ossessiona, con le immagini di tanti, troppi corpi straziati, giudicati indegni persino di un mucchio di terra che possa accogliere il loro eterno riposo. Anime vaganti, abbandonate al loro destino; alcuni ancora con un pezzo di corda penzolante, altri a cui si contano le costole, altri investiti e lasciati, quando va bene,  sul ciglio della strada a marcire sotto la pioggia o il sole cocente.  Anime che hanno conosciuto solo fame e sofferenza,  morte senza aver mai provato il calore di una carezza; avvelenati, lasciati a perire di stenti e di malattia senza che nessuno si curi di loro. Come fossero invisibili. Come fossero solo un peso, un fastidio:  anime che hanno vissuto il loro inferno sulla terra. E questa nostra terra di Sicilia bella e dannata, così come tutto il Sud Italia purtroppo, è per i quattro zampe un inferno a tutti gli effetti.

Stando alle stime del Dipartimento Attività Sanitarie ed Osservatorio Epidemiologico, sono circa 700.000 ed in costante aumento, i cani randagi in Sicilia. I dati del Ministero della Salute , “aggiornati” al giugno 2011, annoverano 34 stutture regionali adibite al ricovero e alla cura dei randagi: di queste, 13 sono canili sanitari, in cui gli animali vengono curati da patologie, sterilizzati e poi reimmessi nel territorio o affidati ad una delle 21 strutture rifugio. Sempre dai dati del Ministero, si stima siano poco meno di 8000 i cani detenuti nei canili. Alcuni di questi balzano al disonore delle cronache per essere dei veri e propri lager, in cui i poveri animali sono rinchiusi solo per lucrare sui finanziamenti, senza i minimi requisiti sanitari. A queste strutture ufficiali, vanno aggiunti i 77 rifugi (dati GURS) allestiti da un esercito di volontari che, organizzati in associazioni ed enti, giorno e notte con le loro sole risorse, lottano per dare a questi animali sfortunati, la dignità di esseri viventi . Questi ragazzi fanno più di quel che possono, data la quasi totale assenza delle istituzioni: ricevono quotidianamente segnalazioni di animali feriti, malati, maltrattati; li recuperano, spesso con molta fatica, provvedono alle loro cure, realizzando a volte dei veri e propri  miracoli e, grazie alla rete di contatti in tutta Italia, riescono quasi sempre a dar loro una sistemazione nell’attesa della tanto agognata adozione. Sommersi dai debiti per le spese alimentari e veterinarie (interventi chirurgici, vaccinazioni, antiparassitari, farmaci salvavita) si sovvenzionano con i loro stipendi, con lotterie, cene di beneficenza, collette di cibo e farmaci o attraverso il 5x1000 sulla dichiarazione dei redditi, contando quindi  sull’appoggio del crescente popolo degli animalisti.

Eppure la legge nazionale 14 del 1991, obbliga i Comuni a prendersi carico degli animali vaganti sul loro territorio. In particolare, la legge regionale n. 15 del 3 luglio-2000 sancisce l’obbligo dell’istituzione di un anagrafe canina e stabilisce le norme in materia di tutela degli animali, prevenzione del randagismo e le relative sanzioni. Sempre la stessa legge attribuisce ai Comuni le competenze circa la cattura degli animali vaganti (che sono considerati di proprietà del Sindaco), il loro mantenimento e la costruzione e gestione delle strutture di accoglienza. Alle AA.SS.PP. spetta invece l’obbligo di gestire l’anagrafe canina attraverso l’identificazione dei cani di proprietà e non, l’applicazione di un microchip e l’erogazione delle prestazioni sanitarie, ossia la cura delle eventuali patologie da cui sono affetti e la sterilizzazione.

Nonostante il quadro normativo sia quindi più che completo, il fenomeno del randagismo non accenna a diminuire e assume anzi dimensioni via via più preoccupanti. Questo a causa di un insieme di fattori: il non rispetto delle leggi, la mancanza di effettivi controlli e sanzioni, la riduzione dei fondi stanziati dallo Stato in questo ambito, la non sterilizzazione, che si traduce in un costante aumento della popolazione canina e dei conseguenti abbandoni e ultimo, ma forse il più importante, la mancanza di una coscienza animale.  È infatti ancora troppo comune la concezione sociale che gli animali siano esseri inferiori e come tali non degni di rispetto, di cure, di tutela e sempre più spesso fatti bersaglio di maltrattamenti e violenze, alla mercé di moderni “giustizieri della notte” che disseminano le strade di bocconi avvelenati.

Molti tra i grandi della storia consideravano gli animali al pari degli uomini: il primo di essi fu sicuramente San Francesco, Plutarco, poi Leonardo da Vinci, Emile Zola, Giovanni Paolo II attribuì loro un’anima che alla morte viene accolta in Paradiso. E ancora Albert Einstein, Tolstoj, Bach, il Dalai Lama.

E se, come diceva Ghandi “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali” allora… siamo purtroppo ben lontani dall’essere una grande nazione.

Cosa fare dunque? Bisogna partire dall’educare i bambini al rispetto degli animali, nelle famiglie e nelle scuole; sensibilizzare i cittadini sull’importanza della sterilizzazione come pilastro della lotta al randagismo, valorizzare gli animali quale “bene comune” e non vederli come “problema da eliminare”. E bisogna che chi deve, si assuma le proprie responsabilità: i Comuni devono inserire  e soprattutto realizzare nella loro azione  amministrativa, programmi mirati al contrasto del randagismo affinché questa piaga  possa iniziare a guarire. Dal canto nostro speriamo che, la nuova amministrazione, agisca rapidamente e fattivamente in questa direzione perché, dare ricovero e sostegno agli animali è segno di cultura e civiltà. E sicuramente anche questo aspetto, contribuirebbe a gettare le basi della tanto decantata e sospiratarinascita.

Lina Iacona

 

L’IgNaro si unisce all’appello degli animalisti affinché, con la stagione estiva, non cresca il numero degli abbandoni.

Il cane Hope, uno dei tanti randagi vaganti che alcuni ragazzi di Naro insieme all’OIPA ha tentato di salvare da una grave malattia e a cui, dopo la morte, è stato dedicato il rifugio dell’OIPA Agrigento.

 

Un canile lager

 

Alcuni dei circa 200 cani ospitati nel rifugio dell’Associazione Animalista Aronne ad Agrigento.

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Scritto da Redazione_VS

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